"La Gazzetta del Mezzogiorno" - 27 Marzo 2003

  

Segnalato da Xenia

  
Libri «liberati» Non è solo per un'emozione

di Michele Trecca

 

Dall'inizio di marzo a Bari c'è un centro ufficiale, il Tavli Cafè nella città vecchia. 

I libri sono belli e pronti nel proprio angoletto ma Angela Mirizzi - titolare del locale - una settimana fa ci diceva che fino ad allora nessuno s'era fatto avanti a prenderli. 

I bookcrosser, infatti, in Puglia sono ancora una sparuta pattuglia. 

Sul sito ufficiale ne abbiamo contati solo diciannove: otto a Bari (più il Tavli), due a Trani, Foggia e Lecce, uno ad Andria, Molfetta, Santeramo, Monopoli. 

Eppure in Italia i bookcrosser sono ormai più di seimila (con una crescita esponenziale negli ultimi mesi: erano duemila il primo ottobre) ed al mondo se ne contano almeno centomila. 

Ma chi c'è dietro pseudonimi come quelli dei bookcrosser pugliesi ATMB, Arturixo, bituela, lullaby75, Blackcat21 (il quattromillesimo in Italia)...? Chi è, insomma, e cosa fa un bookcrosser o - nella versione italiana - bookcorsaro? 

L'idea di fondo è che lasciare un libro in giro è come piantare un seme, qualcosa succede. Lo ha pensato per primo qualche tempo fa Ron Allen Hornbake, trentaseienne del Kansas. 

Il bookcrossing (letteralmente «libro che salta») consiste in fin dei conti nel condividere con altri la propria esperienza o passione per la lettura. Nel modo più semplice: facendo circolare i libri (amati o odiati, letti, non letti o lasciati a metà: è lo stesso). 

Niente a che vedere, però, con il tradizionale andirivieni dei prestiti. 

I bookcrosser i propri libri non li vogliono indietro, anzi. 

Essi, infatti, i libri non li prestano ma li lasciano in un luogo pubblico: la panchina d'un parco, una sala d'attesa ferroviaria, una cabina telefonica... o - ancora più semplicemente - un centro ufficiale come il Tavli, l'unico a sud di Napoli. 

I bookcrosser, dunque, i libri li affidano al mondo con la speranza che lo girino tutto, in lungo e in largo, all'infinito. 

In pratica i bookcorsari donano i libri a chi vi si imbatte e li voglia. 

Essi si accontentano di seguirli a distanza, se possibile. Funziona così. 

Scegli uno pseudonimo e ti registri all'apposito sito (www.bookcrossing.com) indicando nazione, regione e città. 

Poi - seguendo la procedura abbastanza semplice che ti viene indicata - contrassegni con un codice il libro o i libri che hai deciso di mettere in circolazione o «liberare» (secondo la terminologia ufficiale dei bookcrosser). 

Quel codice è fondamentale, è come la targa per una macchina. 

È uno spartiacque tra un ottocentesco abbandono romantico e metafisico (del tipo: libro, va' con dio!) e un avventuroso gioco interattivo di nuova generazione. 

Il codice lo si può apporre come e dove si vuole (in qualsiasi parte del libro) purché sia chiaro, bene in evidenza e resistente (evitare la matita, per esempio). 

Si chiama BCID, identifica la copia come tua e ti permette di seguire ogni tappa del suo cammino se chi via via la raccoglie capisce e asseconda il gioco, segnalando il ritrovamento del libro al sito bookcrossing dove tu di tanto in tanto - collegandoti - potresti vedere riemergere «il tuo libro» (in mani e luoghi sempre diversi). 

Insomma, un po' come la catena di sant'Antonio: se c'è collaborazione, non ha mai fine. 

Al momento il libro arrivato più lontano sembra essere una copia delle Ultime lettere di Jacopo Ortis di Foscolo, «liberata» da Alliandre a Bergamo e segnalata in Cile. 

Molta strada ne ha fatta anche quell'esemplare di Novecento di Baricco che - registrato dalla corsara Gerardina - dopo aver girovagato un po' tra Toscana e Lazio è finito a New York dove è stato raccolto da tale Silvio Bertieri. 

Un Cent'anni di solitudine di Márquez, invece, «rilasciato» da Steveteckila di Città di Castello in Perù sul Macchu Picchu, ora si trova in Brasile nelle mani di Dennis. 

Tutto agli atti nei vari bookshelf, i registri individuali (consultabili sul sito) in cui ogni corsaro annota il cammino del «proprio» libro.

Di fatto oggi al mondo sono quasi trecentomila i volumi «in the wild» e cioè sguinzagliati in giro. 

In testa alla classifica: Stati Uniti, Canada, Australia. 

Il 19 gennaio è stato segnalato il quattromillesimo libro liberato in Italia: è Il dizionario del cinema mandato per il mondo da Akela di Roma, la città con più bookcrosser (seconda Milano). 

Tra i posti di ritrovo più curiosi il settore calze della Rinascente di piazza Fiume a Roma e il camerino di prova dell'Oviesse di viale Trastevere.

Con il bookcrossing, dunque, il circuito sotterraneo della circolazione privata dei libri fa un salto epocale dalla meccanica classica e deterministica (dell'azione-reazione/prestito-restituzione tra soggetti predefiniti) a quella quantistica dell'indeterminazione e della complessità.

Un libro, infatti, lasciato da una parte, ricompare del tutto imprevedibilmente chissà dove, come le particelle elementari negli esperimenti subatomici. 

Quello stesso libro che ci è scivolato addosso con poco o nessun piacere provoca invece un putiferio d'entusiasmo in chissà chi, come quella farfalla che batte pigramente le ali in un posto e scatena un ciclone in un altro continente... e noi al monitor del computer tipo scienziati in laboratorio ad attendere e seguire queste incredibili evoluzioni con la possibilità, volendo, di entrare in contatto con tizi sconosciuti con i quali, però, abbiamo ormai in comune un oggetto «intimo». 

È finita, dunque, con la rete l'era della lettura come esperienza solitaria? 

Magari. Una pratica collaterale (e di rinforzo) del bookcrossing (per noi la più suggestiva) è, infatti, quella che in Puglia s'è inaugurato una settimana fa a San Severo (Foggia) dove chi ha voluto, ha potuto leggere in un locale pubblico brani di un libro a sua scelta, per poi - casomai - «liberarlo». 

Altri incontri del genere sono in cantiere al Tavli di Bari

È questione d'informazione, ci dice Angela Mirizzi del Tavli: presto l'epidemia scoppierà anche da noi. 

Staremo a vedere. Il dado è tratto. 

 

Michele Trecca